Jyoti & Nashi LA CHIAVE DELL'INDIA
       Jyoti & Nashi - TheKey to India     


 

  • Jyoti
  • Nashi
  • Together

Jyoti

Fin dall'inizio, Jyoti ha vissuto nell'India degli indiani, spinto da un'intensa curiosità, profonda sete di conosere e imparare, e una grande mente aperta. Negli anni ha fatto innumerevoli amicizie e s'è immerso totalmente nella vita locale ovunque le sue pregrinazioni lo hanno portato. Nel 1990 è arrivato in Rajasthan...

"Jyoti era un bambino differente direttamente dall'infanzia. Quando la maggiorparte dei suoi coetanei apprezzavano l'esperienza di crescere nel vero modello occidentale, egli era occupato a leggere tutto riguardo storia, filosofia e religioni. Era un adolescente ben preparato e all'età di diciotto anni, finì per avere a tedio la sua vita - la trovò inutile e troppo materialista. A questo punto decise di visitare l'India."
(trad.: rivi.aerea indiana Jetwings)

"La sua carnagione e il colore degli occhi grigi non pretendono di nasconder la sua origine italiana ma il suo aspetto e abbigliamento, contegno e accento, ci spingono a dubitare della nostra valutazione. Un vero uomo di villaggio in tutti i sensi, ti saluta, le mani giunte, con un ‘Ram Ram’."
(trad.: The Times of India)

 

Jyoti - 1996

 
   

Jyoti in 1996

 



1980-81

Seguendo in India un amico

Jyoti era un disegnatore molto promettente ma finito il Liceo Artistico, seguendo il suo spirito, alla fine del 1980 andò in India.
  – Gli anni settanta erano finiti, e con loro tutti i sogni di una generazione più vecchia della mia. Era un'epoca di disillusione, gli anni ottanta si andavano aprendo con quella sensazione d'impotenza e apatia che inevitabilmente viene a crearsi ogni volta che si presenti un crollo d'ideali. Le nuove generazioni, cresciute nel consumismo,sembravano interessate solo ad un look giusto e alla moda. Nato com'ero nel 1961, mi ero trovato nel mezzo di due epoche,troppo giovane o troppo vecchio, né di una né dell'altra generazione. È così che seguii in India un amico...
  Avevo appena diciannove anni, il mio primo viaggio all'estero, pochi soldi e non una parola d'inglese. Come d'incanto mi ritrovai lì: decisamente un'altro mondo! Mi trovai completamente ignorante e nello stesso momento che me ne resi conto, l'accettai. Mi arresi così totalmente a ciò, che automaticamente iniziai semplicemente ad imparare, per non smettere più –.

L'inizio

Jyoti - marzo 1981 – Era la fine di marzo, l'inizio della stagione calda in Maharastra, lo stato di Bombay. Una città, una qualunque,stava ad una certa distanza dietro le ultime vecchie ville coloniali. Immerse in giardini fioriti, le ville stavano a ridosso d'una campagnacostellata di villaggi, tra un largo fiume e una ferrovia.
  Non dissimilmente a molti stranieri anche il mio compagno ed io affittammo una stanza in uno di quei pacifici villaggi –.

Per l'amico di Jyoti era la quarta volta in India e il suo inglese era abbastanza buono da non farsi discriminare dagli altri stranieri.
  Io stavo più con gli indiani, così da evolvere un idioma misto di indi e inglese il quale definitivamente mi precluse la possibilità di farmi più vicino a quegli stranieri. Ad ogni modo non avevo molto a che fare con loro e presto io e il mio amico andammo per vie separate –.

Dato che all'epoca non c'era vaccino antiepatite (o se c'era nessuno l'aveva informato) avvenne che dopo pochi mesi Jyoti si ammalò. In cinque giorni di flebo e medicine fu ben ripulito anche degli ultimi soldi, e mancava ancora un mese prima del volo di rientro in Italia...


La fine e il nuovo inizio

Senza soldi com'era, tutto quello che aveva imparato dagli indiani venne a rivelar la sua vera importanza. Con sorpresa vide che non c'era problema per il cibo: –... essendo così mercato semplicemente te ne danno! Il clima pure, è così clemente che non hai bisogno di nulla! E se non hai nulla, allora non hai nulla da perdere e sei libero! –.

– Era da pochi giorni che mi stavo rendendo conto di questo mio nuovo stato di coscienza, di questa nuova consapevolezza, pochi giorni in cui muovevo i primi passi in questo stato sconosciuto. E giravo molto –.

Appena oltre la ferrovia vi erano i quartieri per i ferrovieri, lì Jyoti incontrò un'allegra famiglia stipata in pochi metriquadrati della quale divenne così intimo da trasferirsi da lei e per venti giorni restò alla sua mensa e dormì alla sua porta sotto un mango nel cortile.
Quando arrivò il momento per ritornare in Italia lasciò loro ben altro che solo il suo saccappelo... – Non ci scordammo gli uni degli altri e per tutto il tempo che restai in Italia ci scrivemmo e mandai loro anche un po' di soldi. Quando tornai in India fu direttamente da loro, e fu davvero un ritorno a casa –.


 Jyoti con i Pillay - aprile 1981 


1980-90

I primi dieci anni

Jyoti seguiva la sua famiglia indiana in tutti i suoi trasferimenti e dovunque andarono egli era visto nient'altro che come il figlio straniero del macchinista S.K.Pillay. Fu con loro che imparò molto del suo indi, del suo inglese, i loro strani alfabeti e altro ancora.

Jyoti con papà Soverinathan K. Pillay nella sua locomotiva a vapore - Alnawar 1985– Ma era la vita nei quartieri della ferrovia ad esser la migliore scuola così come solo una 'base  pseudomilitare'   può   esserlo.    Siccome la nostra Divisione, la ‘South Centre Railways’ (Ferrovia Centromeridionale), abbracciava i tre stati Maharastra, Goa e Karnataka,nei suoi quartieri potevi trovare gente proveniente da ogni parte del sud. Fianco a fianco potevi trovare una famiglia indù del Tamil Nadu, una mezzoportoghese cristiana di Goa accanto una musulmana di Hyderabad porta a porta con una ebrea del Kerala!
   Ma anche fuori dai quartieri ferroviari quelle città hanno non poca varietà. Accanto le molte caste della popolazione locale ci sono commercianti e dolceri ragestani, profughi tibetani che vendono maglioni di lana, metronotte e soldati nepalesi, tassisti e negozianti sikh. E ancora, seminude genti tribali venute al mercato dalle jungle, colorate zingare d'origine iranica e santoni e spostati da nessun posto –.

Leggi più: Jyoti e i Pillay  

Il macchinista S. K. Pillay che guidava una delle ultime locomotive a vapore sul breve tratto che da una piccola stazioncina ai confini della rigogliosa Jungla tropicale nel Karnataka nordoccidentale portava ad una cartiera, così monotonamente su e giù per la medesima tratta, era un semplice macchinista indiano come ve ne sono tanti. Un tamil spilungone con moglie, molti figli, e i consueti svariati problemi connessi... Solo in una cosa era decisamente diverso dai suoi colleghi, il figlio più grande che per tutta l'estate gli aveva scritto dall'estero, non era emigrato, era davvero straniero!

Mamma Jay Mary S. Pillay nella sua cucinaQuando l'anno precedente (1985) la famiglia Pillay era arrivata alla stazioncina di Alnawar a seguito di trasferimento, era arrivata con questo ragazzo italiano che trattava come un vero figlio. Un venticinquenne vestito nello stile locale e parlante in un idioma mischiato di indi e inglese con qualche prestito di maharati e persino di urdu!


Jay Mary, la mamma della famiglia, una donna materna come ce ne sono poche, aveva raccontato alle vicine del piccolo quartiere ferroviario, come anni prima, vedutolo passare, una delle sue figlie lo avesse invitato in casa, e come l'amicizia si fosse presto tramutata in profondo affetto, tanto che quando era infine partito, avevano pianto per giorni e scrivendogli lo avevano pregato di tornare al più presto. Jyoti, come era stato chiamato dalla pronuncia indianizzata di parte del suo nome (Enzo Di) ché in più d'un'occasione era stato trascritto N. Jodi, tornava puntualmente ogni anno dopo il monsone estivo, per trascorrer con loro tutto l'inverno...

Quando l'avevano conosciuto (nel 1981) parlava poche parole di un misto di indi e inglese, ma con i fratelli e le sorelle aveva imparato molto di entrambe le lingue nonché l'alfabeto devanagari, kannada e con i bambini musulmani urdu.

Jyoti con i Pillay - 1988Naturalmente i membri della famiglia Pillay, tra loro parlavano la loro lingua madre, il tamil, ma essendo cristiani, e avendo vissuto per anni in una città frequentata da stranieri, parlavano abbastanza inglese. In oltre, grazie alla vita poliglotta dei quartieri ferroviari in una regione di confine, grandi e piccini sapevano esprimersi correntemente in maharati, kannada, indi e telgu... Papà Pillay, che aveva seguito le orme del padre ferroviere nella Goa Portoghese, come il resto della famiglia non aveva studiato in una scuola tamil tanto che non ne conosceva l'alfabeto, per leggere si trovava più a suo agio in kannada e inglese...

Anche quest'anno il monsone era finito, Jyoti sarebbe puntualmente arrivato tra pochi giorni portando regali per tutti, ma certamente il regalo più bello sarebbe stato il poterlo riavere a casa.

Con la sua natura estroversa Jyoti fece facilmente nuove amicizie fin nei villaggi dei dintorni e continuò la scoperta del paese –... specialmente facendo autostop con i camion (un modo di viaggiare molto in voga tra i locali e sicuramente uno dei più belli –.

Ad ogni estate Jyoti tornava in Italia, non solo per ottenere un nuovo visto, ma perché l'estate nel suo paesino montano in Sicilia è davvero speciale.
   – In oltre mi mancavano molto i miei libri, per avere una buona lettura specialmente riguardo storia antica, filosofia e religioni. Questo per venir a conoscenza del passato per capire il presente. Se in India sono più nella pratica, in occidente sono più nella teoria –.

Una volta, in Italia, Jyoti vide come fosse per lui più conveniente un volo  per  Kathmandu  invece  che  per  Bombay, e decise di cambiar destinazione. Complessivamente, tra un anno e l'altro, egli finì per trascorrer in Nepal circa un anno.Naturalmente anche lì con le genti del posto e in abbigliamento locale, con i nepalesi così come con i tibetani.
   Lì ebbe anche un buon contatto con molti stranieri e più d'una volta ne introdusse alcuni a una più attenta visione e comprensione del posto. Dopo esser stato in Nepal egli trascorreva il resto degli inverni in Uttar Predesh, nell'India settentrionale.



1990-96

Ecco il Rajasthan

Jyoti al matrimonio di R. K. Sharma - 1990

Seguendo un caro amico dall'Uttar Pradesh orientale (R.K. Sharma), per il suo matrimonio, al suo villaggio d'origine, Jyoti raggiunse il Rajasthan nel 1990.

  – Il mio amico mi propose di restar lì con lui per sempre. L'idea era buona ma nei suoi piani qualcosa andò storto ed egli finì per stabilirsi a Delhi. Fu così che fui lasciato in una grande casa. Non da solo però ché tutto il paese era con me –.
  Jyoti girò molto nei paraggi, principalmente a piedi, incontrando sempre maggiori esperienze e amici nuovi.

Nel 1992 guidò una coppia siciliana per una ventina di giorni, così grazie a lei, poté vedere attraverso il punto di vista del turista, visitando forti, città, e musei!

Il vecchio Rajput Hanuman Singh Rathor - 2001Nel 1993 incontrò un vecchio Rajput (la leggendaria casta guerriera) proveniente dalla valle di Pushkar, il quale, favorevolmente colpito dal modo di fare di Jyoti, lo invitò al suo villaggio: Nand.


– Pushkar è un posto turistico e corrotto che avrei evitato di buongrado, ma il vecchio Rajput divenne come un fratello per me e sarei andato a trovarlo ogni anno. La valle stessa era incantevole e la gente ancora abbastanza tradizionale. I Gurjar (allevatori di mucche) inturbantati di Rosso, i Rawat e Jat (agricoltori) rispettivamente di giallo e di bianco, indossavano fieramente il loro costume –.

Più vicino allo spirito del nomade quale egli si sente, Jyoti fu felice di cambiar il suo precedente turbane con uno rosso (da pastore) che un Gurjar gli offrì.

Jyoti in cammelloQui Jyoti finì per comprar un cammello e in due mesi imparò non solo a cavalcarlo ma anche ad averne cura, così un giorno partì, e tutto da solo, fece più di 400 Km verso nordest, dalla valle di Pushkar fino allo stato dell'Hariana..
  – Questo mi fece un discreto cammelliere così in seguito, ognittanto, potei aiutare qualche amico con i turisti e in un'occasione accompagnai un gruppo durante un'attraversata di dodici giorni fino a Jaisalmer –.

Leggi più: Jyoti e i 400 km in cammello  

Jyoti non è certo né il primo né l'ultimo straniero ad aver comprato un cammello, ma con tutta probabilità è uno dei pochi che ha risolto la questione in bellezza; di sicuro quello che vi ha investito meno stress e certamente meno denaro.
  – Uno che non sa nulla di cammelli, specialmente se straniero, va incontro a sicura fregatura - dice Jyoti. - L'idea di comprare un cammello è maturata col tempo e soltanto grazie al fatto di poter approfittare dell'amico quale il vecchio Rajput di Nand come intenditore, e di aver a disposizione tutto il tempo necessario... –.

Jyoti con il suo cammello a Pushkar - 1994. Foto: Ashok Tak Nel corso di più d'un mese Jyoti si è potuto fare una discreta idea su prezzi e qualità, nonché sul tipo di animale di cui aver bisogno.
  – Ho evitato di proposito la Fiera di Pushkar, lì tra tanto assortimento mi sarei completamente perso, travolto da mille offerte... A Nand e nei villaggi dei paraggi invece, con tanti carrettieri che vanno e vengono, è facile, tra due chiacchiere, esaminare un cammello, stimarne il prezzo ecc.. –
  Alla fine quindi, dopo aver visto parecchi animali, ecco il cammello giusto. Abbastanza giovane ma spossato dal lavoro e col padrone che volendosene liberare faceva un ottimo prezzo.
  – Un tale cammello, che necessitava di grandi cure e spese per riportarlo in forma, era difficile trovasse un compratore che offrisse molto. Per un indiano che lo usa per lavoro, un cammello deperito è praticamente inutile. Io, da parte mia, che avevo bisogno di una bestia docile, avevo trovato l'ideale, con poca spesa ecco una ottima cavalcatura –.

i seguito oltre al tempo necessario per trovar una bella sella nonché metter a punto il resto dell'attrezzatura necessaria, Jyoti iniziò a impratichirsi sia nel cavalcare che nell'accudire il cammello stesso.
  – Non ero io ad avere un cammello ma lui ad avere me! - dice Jyoti, che alle prime luci dell'alba doveva foraggiarlo, abbeverarlo e raccoglierne il letame... Ogni due o tre giorni poi, doveva cavalcarlo fino a Pushkar per un carico di foraggio. Nel corso di due mesi non potè lasciarlo un attimo –.
  Per il resto lo cavalcava in lungo e in largo per l'intera valle dove ancora, dopo così tanti anni, tutti lo ricordano. Alla fine, avendo imparato abbastanza, Jyoti decise di esser pronto per un bella traversata.

Benché l'ideale sarebbe certo stato quello di andare alla volta di Jaisalmer o di Bikaner, ovvero verso il deserto più profondo, avvicinandosi la data del rientro in Italia, Jyoti risolse di andare dalla parte opposta, verso Delhi, l'Hariana.

– Alla fine del viaggio, prima della partenza per l'Italia, avrei dovuto vendere il cammello, cosa che mi sarebbe stata più facile in Hariana, tra amici –.
  In oltre in quella direzione poteva far tappa nei villaggi degli amici intorno a Jaipur, e verso Khotputli. Dove tra l'altro sarebbe stato più semplice rifornirsi di foraggio al giusto prezzo. Jyoti infatti sapeva che quello sarebbe stato l'unico vero problema, e di conseguenza partì con una bella scorta.

– Procedevo abbastanza lentamente, senza fretta ma con poche fermate, cercando preferibilmente strade bianche. Dovunque arrivavo ero accolto con grande socievolezza e soprattutto stupore. La gente non riusciva a credere ai propri occhi, era davvero uno straniero questo cammelliere? E se era uno straniero come diceva, perché non andava in autobus? –
  Ad ogni fermata Jyoti doveva in qualche modo cercar di spiegare il motivo del suo viaggio...



The Raika/Rabari

Pushkar è una località sacra dove ogni anno nel plenilunio di novembre ricorre una fiera religiosa. Allo stesso tempo, fuori dalla cittadina, ha luogo il più grande mercato di bestiame del subcontinente, con varie migliaia di cammelli.


Jyoti con i Raika alla Fiera di Pushkar - 1995. Foto: Ilse Kohler-RollefsonAlla fiera del 1995 Jyoti incontrò un gruppo della casta dei pastori di cammelli, Raika/Rabari, del Godwar, i quali di anno in anno sono venuti da così lontano per vender i giovani cammelli.Essi sono come qualsiasi nomade, molto orgogliosi, legati tra loro quanto sospettosi verso gli altri e in qualchemmodo riservati. Nondimeno alla vista di Jyoti s'incuriosirono.
  È così che quando uno di questi Raika/Rabari lo sfidò a seguirli ai loro villaggi, Jyoti fece l'arduo cammino d'una settimana conducendo i giovani cammelli. E dopo di ciò potè guadagnarsi un po' della confidenza dei Raika/Rabari e molto del loro rispetto.

Leggi più: Jyoti con i Raika/Rabari da Pushkar a Jojavar  

Finita la fiera la maggiorparte dei Raika se ne tornava a casa in autobus com'era venuta ché solo alcuni di loro seguivano la mandria. Molti gruppi erano già partiti il giorno precedente, altri la mattina, ma il gruppo di Jyoti si mosse solo nel pomeriggio e quando infine si accampò per la prima notte, aveva giusto lasciato i limiti della valle.

Dei quattro Raika con cui si venne a trovare Jyoti, solo uno era del Godwar (la regione più meridionale del distretto di Pali), gli altri erano 'Maru', come sono chiamati i Raika del Marwar, la regione che con centro Jodhpur costituisce il cuore del Rajasthan occidentale. Essi, al contrario dei Raika del Godwar, di Sirohi e di Jalor (Rajasthan Meridionale), sono poco riconoscibili ché, tranne le loro donne, hanno smesso il costume tradizionale, e se più caratteristico è un turbante rosa, ne usano di tanti colori, in modo particolare l'onnipresente zafferano...
  I Raika del Godwar anche se sempre più scegliendo materiali sintetici, hanno finora mantenuto l'antica foggia tradizionale, portano i gioielli e accessori classici, e soprattutto il turbante rosso, ultimamente diventato enorme.

Guidando la mandria di cammelli verso casa

Jyoti e tre Raika, a passo quasi di corsa, seguono la colonna di una ventina di cammelli ancora troppo giovani per poter esser cavalcati e un vecchio capofila in groppa all'unica cavalcatura.

Ognuno ha la sua sacca; in più, uno ha una pentola e un'altro, un particolare recipiente di terracotta per l'acqua... Si cammina quasi correndo al passo dei giovani cammelli rallentando molto di rado per farli velocemente piluccare qualche foglia. La sosta notturna avviene ch'è già buio. Velocemente impastoiate le zampe agli animali, sono srotolate le bakla e coperte di pelo di cammello intorno al fuoco su cui cuociono i roti, le 'ruote' del tipico piatto pane indiano che, mancando cammelle da latte, viene ingurgitato accompagnato solo da te nero...
  La sveglia viene come uno scossone ancor prima del levar del sole... un attimo per bere l'ennesimo te nero mentre cuociono i roti da mangiarsi stradafacendo; è così, veloci, fino alla notte successiva, una fretta esagerata che Jyoti non capisce. In tutta la giornata non più di un paio di fermate brevissime, pascolando i cammelli il tempo di preparare il te nero, e se uno si ferma un attimo per un veloce goccio d'acqua, gli altri non lo aspettano nemmeno, ed egli è costretto a correre per raggiungerli...

Così si rivelano i Raika. Una selvatichezza e frugalità prettamente culturale...

Dopo una settimana di cammino, quattordici ore al giorno, arrivano al villaggio di Jojavar dove Jyoti con una considerevole vescica a un piede si ferma, procederà per il Godwar in seguito, appena ristabilito, intanto ha superato come un'iniziazione. La voce si sparge presto e i Raika si fanno un po' meno diffidenti, più aperti...


– Nel novembre del 1996 ero di nuovo nella valle di Pushkar, in attesa della fiera dei cammelli, e dei Raika/Rabari. Quasi ogni giorno ero solito fare i nove chilometri di cammino da Nand fino a Pushkar senza un vero motivo. Anche se qualchevvolta dovevo spedire una lettera o telefonare a casa, il più delle volte andavo solo a sedermi per un po' al 'Sunset Café', solo per curiosità, o forse, cercavo qualcuno... –.

Il villaggio di Nand, Valle di Pushkar





Nashi

Nashi è andata in india desiderando di andar oltre la superficie per scoprirene la realtà vera, già sentendo che vi sarebbe divenuta parte. Seguendo tale sensazione è arrivata in Rajasthan dov'è diventata tutt'uno con la popolazione del deserto, divenendo assorbita nell'antica affascinante, cultura dei pastori…

"Elin [Nashi] ha cambiato la propria vita svedese in una vita tra i pastori indiani. … E sente una delle cose migliori nella vita che vive, è di aver imparato a vivere nel momento e trarre il 100% da ciò."
(trad.: Hufvudstadsbladet)

"Nashi indossa la convenzionale 'lehenga-choli' e gran quantità di ornamenti d'argento. Ha imparato a fare diversi ornamenti con intreccio di fili ... a cucinare, accudire il bestiame, mungere le mucche e fare le altre faccende che  ogni altra donna di villaggio farebbe."
(trad.: rivi.aerea indiana Jetwings Magazine)

 

Nashi - 1998. Photo: L.A. Bhatti

 
   

Nashi in 1998

 



La decisione di andare in India

– Ho molto presto sentito che il posto dove sono nata non poteva essere il posto dove avrei potuto rimanere e mi sono chiesta come avrei potuto conoscere il mondo se non lo avessi sperimentato in tutti i suoi aspetti e espressioni. Come avrei potuto capire la profondità della vita se non avessi creato le possibilità di sperimentarla in tutta la sua totalità? Come avrei potuto imparare dalla vita se ne avessi visto solo una parte? Come avrei potuto conoscermi in un ambito ristretto? Volevo creare una possibilità di vivere la vita il più pienamente e liberamente possibile –.

Nashi aveva 20 anni quando, mossa da una canzone del Rajasthan, decise di andare in India.
  – La canzone ha penetrato il mio essere in profondità come una freccia. Forse un ricordo del passato o forse una chiamata dal futuro, ma il mio cuore all'improvviso fu preso dalla brama d'un luogo di cui non avevo mai sentito... e in poco tempo ho prenotato il biglietto. Ero già sicura che andavo per rimanere in India e mentre mi lasciavo tutto indietro in Svezia, raccoglievo forza da questa intensa sensazione che avevo dentro, troppo astratta da spiegare logicamente ma troppo reale da negare –.



L'arrivo in India

Il fiume Gange vicino RishikeshArrivata in India Nashi si diresse direttamente in montagna, da una famiglia indiana di cui aveva avuto indirizzo.

  – Essa viveva fuori Rishikesh, una cittadina ai piedi dell'Himalaya, la casa era situata isolata sulle pendici montane immersa in un verde rigoglioso. Il panorama sulla valle e il Gange, ancora sbuffante nel caldo dopo le ultime piogge monsoniche, era travolgente –.

  Attraverso questa famiglia Nashi ebbe il primo contatto con la realtà indiana che andava cercando.
  – Dalla padrona di casa ho avuto consigli su come muovermi in città e sul prezzo di varie cose. Mi ha aiutato nell'acquisto del Salwar-Kameez, vestito delle donne locali, e la sera l'ho aiutata in cucina nel mezzo d'una bella conversazione, e ho incominciato ad imparare un po' di hindi.


Parlando con altri stranieri in città, i quali descrivevano il proprio arrivo in India come uno shock, mi sono resa conto come invece io abbia immediatamente sentito un a profonda sensazione d'essere a casa, è stato come ritornare a qualcosa già ben conosciuta, non facevo che godermi la situazione, sentendomi più in armonia che mai prima. Non mi sentivo come una viaggiatrice in visita, ma mi sentivo fondere in tutto intorno a me. Ero impaziente di scoprire il mio nuovo mondo e passavo il tempo con la famiglia, nei bazaar, camminando sulla sponda del fiume o semplicemente seduta a guardar le folle di indiani che facevano l'abluzione nel fiume –.

Dopo alcuni giorni Nashi ha lasciato Rishikesh alla volta di Gangotri da dove salire alle sorgenti del Gange a 4.300 metri sul livello del mare.
  – Mentre seguivo la sponda del fiume su uno stretto sentiero che portava sempre più su verso il ghiacciaio, venivo incontrata da bellezza naturale immensa, cime di 7.000 metri splendenti sulla valle, così tanti fiori sulle pendici, e un grande silenzio. Un'esperienza stupenda –.

Nashi sulla via per Gangotri(le foci del Gange) - Sett. 1996

Nashi fece ritorno in pianura e Delhi fu la sua prima tappa.
  – Molti vedono la capitale quale semplice punto di transito, e ho sentito di molte storie da orrore, ma ho pensato di darle una possibilità, volevo scoprire questa città, farne l'esperienza. La vita si compone di molti aspetti e se guardiamo solo ai migliori non è completa, così decisi di fermarmici un po' –.
Mentre scopriva varie parti della città Nashi ha finito per far amicizia con una famiglia di tibetani.
  – Ne condivisi le giornate e pasti serali, li seguii nelle visite al campo profughi tibetano e dai loro amici di lì, ai loro riti nei templi e incontri con i monaci. Un viaggio nella parte nascosta della città –.



Verso il deserto

Nashi andò verso ciò che da molto tempo persisteva nei suoi pensieri, il Rajasthan. Col desiderio di avvicinarsi alla vita del deserto dei villaggi lontani dai posti turistici, arrivò a Pushkar per la grande fiera dei cammelli.

  – Salendo una collina nella città ho potuto vedere i cammelli entrare la valle, e quando il sole stava calando sul deserto fui presa dal profondo desiderio di addentrarmici. Sentivo di raggiungere il cuore e l'anima della terra che vedevo di fronte a me, ma come?
Non ne avevo idea ma sentivo d'esser pronta per ogni tipo d'avventura.

La Fiera di Pushkar

  – Ponderando sulle possibilità ho pensato che alla fiera avrei dovuto esser in grado di incontrar le famiglie venute dai villaggi con il bestiame, e facendo amicizia avrei potuto seguirne alcune nel loro viaggio di ritorno ma non sapendo ancora molto hindi e vedendo che c'erano solo uomini, mi sono trovata a un punto morto –.

Come un dono dal cielo, una straordinaria coincidenza, o un gioco del destino, dopo pochi giorni Nashi incontrò Jyoti, e camminando insieme tra i cammelli lui le descrisse la sua vita nei villaggi e lei espresse il desiderio di visitarli. Dopo alcuni giorni Jyoti la introdusse al villaggio (Nand) e nella casa di un vecchio Rajput suo amico.
  – Mentre la canzone che avevo sentito in Svezia echeggiava nella mia testa, la terra arida mi dette il benvenuto, la grande estesa mi ricevette, l'orizzonte sempre di fronte, i miei piedi sulla loro via. Ero a casa. Solo questo sapevo di sicuro, tutto il resto era ignoto –.

Nashi e Jyoti scoprirono quanto avessero in comune, le loro sensazioni e aspettative riguardo alla vita erano le stesse.
  – Un pastore con gli occhi verdi non è una rarità in Rajasthan, ma un pastore e che parla inglese è raro, e un pastore del Rajasthan il quale in verità è uno straniero è qualcosa di totalmente unico. Dopo poco tempo ho capito che questo pastore unico comprendeva tutti i miei pensieri, i miei sogni e la mia anima, era qualcosa d'incredibile. Per la prima volta nella mia vita avevo trovato uno come me, e ho sentito immediatamente che la sua vita era mia e lui ha sentito esser parte della mia –.



I primi passi nella vita di villaggio

Nashi con Rukhma Bai Gurjar - Gen. 1997Da questo momento Nashi iniziò a vestire come una Gurjari, una donna della casta dei mandriani pastori di mucche, con una robusta gonna di cotone nera, un top e un velo.
   – Mi sono subito trovata a mio agio nella mia nuova veste. Il velo, mi sono resa conto, rivelandosi il miglior accessorio avessi potuto immaginare, efficace protezione dal solleone così come dal vento pungente, e quale coperta durante la notte –.

  Mentre iniziò a insegnarle l'hindi e spiegarle della società e cultura e indiana, Jyoti condusse Nashi per la campagna, visitando i suoi molti amici nei villaggi, alcune volte in cammello ma più spesso appiedi. Nashi si adattò sorprendentemente presto al duro clima e alla mancanza di confort e difficoltà varie della semplice vita rurale.



Un'esperienza multidimensionale

– Mi immergevo nella realtà e vita della gente del deserto, diventandone ogni giorno più parte. Mi sono sentita tornata bambina, così nuova, tutto era diverso. Dovevo accettare il fatto che non sapessi nulla e cominciare dall'inizio con tutto. Abituarmi alle difficoltà fisiche e i molti disagi erano la cosa più semplice. Più impegnativo era imparare le regole sociali e culturali e iniziare ad agire di conseguenza, lasciando andare totalmente tutti gli usi, modelli comportamentali e morali del mio passato.

Nashi al villagio di Nand - febb. 1997

Cultura, tradizione, regole di comportamento e modi di relazionarsi sono diversi in ogni gruppo popolare, casta e religione. Quello che imparavo in una casa non potevo applicarlo in un'altra, dovevo vedere tutte le differenze e similitudini e comportarmi di conseguenza. Era molto interessante perchè vedendo il mio vecchio e nuovo mondo mi si è rivelato chiaro ciò che erano solo strutture culturali, sociali e mentali, e ciò che era la realtà recondita, e vedendomi nel vecchio e nuovo contesto ho visto ciò che in me era solo superficiale e cosa fossi veramente io.

Sono andata attraverso anni di un continuo imparare, in ogni secondo imparare e continuamente fare errori, tutto il tempo sentendomi insicura, debole e spossata, sempre messa e rimessa alla prova. Ho dovuto sviluppare piena consapevolezza riguardo a ciò che mi succedeva intorno ad ogni stante. Essere Qui e Ora nel momento era fatto obbligato, e il presente era troppo pieno per essere altrimenti, accadeva automaticamente. È stato un lungo e arduo percorso, ma piano piano ho imparato e mi sono sentita più sicura di me. Sono riuscita a essere rispettata e diventata forte e sicura nell'affrontare qualsiasi situazione, e così ho ottenuto accesso nel mio nuovo mondo. È stata una conquista che ha interessato non solo il mio mondo esteriore, ma anche quello interiore; oltre ad aver imparato molto di me stessa, riguardo alle mie paure e difficoltà, forza e capacità, la crescente consapevolezza ha prodotto un risveglio, e questo mi ha aperto a una nuova vita.

Avevo Jyoti constantemente lì ad aiutarmi, istruirmi, supportarmi, insegnarmi e proteggermi. La sua pazienza, energia e forza erano immense, la sua intelligenza e intuito incredibilmente fini, tutto ciò che l'ha portato attraverso tutti questi anni di avventure in India. Io avevo lottato tanto, ma ho capito come lui abbia lottato prima di me in un modo che nessuno può immaginare. Mentre io avevo lui al mio fianco, lui era stato completamente da solo. Ora egli mi dava tutte le chiavi di cui avessi bisogno, ha aperto tutte le porte per me per vivere in questo mondo, e mi ha fornito di tutti gli spunti per comprenderlo, mi ha aiutato ad aprire gli occhi alla realtà, e l'occhio interiore per capire chi fossi –.




La vita delle donne

Lavorando insieme - 2008 Naturalmente una conoscenza che Jyoti non poteva offrire nei dettagli era riguardo al lato femminile della vita indiana. In questo Nashi ha imparato bene per conto suo e adesso partecipa completamente nel lavoro delle donne quale una di loro, quale una sorella, una figlia, una madre. Raccoglie legna e attinge acqua, fa da mangiare, munge il bestiame e accudisce i bambini. Ha una profonda relazione con le donne.
  – Venendo dall'occidente dove la donna è stata negata e repressa per secoli, e recentemente è entrata molto duramente in competizione con l'uomo nelle mansioni a lui proprie, è stata una sorpresa e sollievo vedere le donne di villaggio esser così appagate e completamente rilassate nel loro essere donna. Mi hanno colpito con una naturale femminilità e grazia che mai avevo incontrato prima. Esse esprimono una profonda dolcezza, ma ho visto come la loro forza e potere siano incredibili.

All'inizio ho notato come fossero piuttosto sospettose nei miei riguardi. Anche se sedevo con loro nelle loro case, non sentivo in loro grande voglia di accogliermi, al contrario esse tenevano il loro mondo chiuso e sempre mi mettevano alla prova in cento modi per sondar le mie reazioni e comportamento. Non conoscendo i loro codici comportamentali e non sentendomi sicura nella mia femminilità è stato molto difficile e mi sono sentita molto sola, ma quando ho iniziato ad imparare tutto e comportarmi, agire, e esprimermi come una donna di villaggio io stessa, nello stesso tempo rilassandomi più nella mia femminilità, esse hanno acquistato fiducia e la relazione ha potuto istaurarsi pienamente. Ora esse mi vedono né più né meno come una di loro.

È stato un viaggio interessante di per sé, e per me un gran privilegio esser stata capace di entrare in questa dimensione nascosta della vita indiana, e diventare parte di essa. Ora posso godere di tali incredibili momenti di comunanza femminile, potere, cura e intimità, mai provati in occidente. Grazie a loro ho potuto riscoprire la donna che sono.

Ora ho l'esperienza di esser sia una donna occidentale moderna che una donna di villaggio indiano, e sono felice di poter comparar la cosa nel modo più onesto. M'è ormai così ovvio di quali siano i lati positivi o negativi di codesti opposti modi di essere e vivere, che posso vederli riuniti per trovare uno stato più equilibrato –.

Nashi sulla via per casa - 2010



Alla conquista di una rara conoscenza

Com'è ovunque ormai, persino nei villaggi più lontani, il cambiamento verso la 'modernità' si va velocemente appressando. Per esempio, non sono rimasti molti a indossar il bel costume tradizionale in modo così impeccabilmente originale quale solo Jyoti e Nashi continuano a portare. Solo qualche anziano conserva qualche dettaglio e ancora meno sono quelli che sanno più come farlo.

Nashi ricama un velo in modo tradizionaleQuesti sono artefatti tradizionali di villaggio e naturalmente non si possono trovare nei negozi. Nashi deve cucirsi da sé i suoi vestiti ed è così accurata e ha una così grande passione per imparare il modo originale e tradizionale di cucire a mano ogni tipo di vestiario locale, di ricamarlo nell'appropriato disegno della rispettiva casta, e fa così tanti ornamenti di intrecci di fili, argenti, e perline, da star diventando una rara conservatrice d'una squisita arte: un artigianato vecchio di millenni.
  – Sto imparando un'arte che sta svanendo molto rapidamente. Io cerco di catturare e preservare la conoscenza delle donne e uomini anziani riguardo a tutto, la loro vita e le tradizioni, pensieri ed esperienze. Chiedo sempre com'era il passato. Quando tali persone anziane non ci saranno più, la conoscenza e un'antica cultura saranno sparite –.





Together

Jyoti e Nashi si sono fermati in India seguendo il proprio cuore, un sogno, una passione innata. Le loro vite si sono incrociate in Rajasthan e due vite e due anime sono diventate una. In questi anni, hanno fatto proprie esperienze uniche, dal di dentro più recondito della scocietà indiana, in una relazione fortemente intima con sa sua gente, costruita nel rispetto e nella comprensione...

"Per dieci giorni si sono fermati a Jaisalmer e il deserto li ha avvicinati. Hanno avuto occasione di sbirciar l'uno nella mente e l'anima dell'altro, entrambi scoprendo di esser alla ricerca d'una stessa meta."
(trad.: The Times of India)

"Entrambi si sono adattati completamente alla vita  di villaggio. ... entrambi sono astemi e vegetariani. ... Entrambi vorrebbero rimaner nell'aspra regione del deserto e viver una pacifica vita nomadica ... in armonia con la natura."
(trad.: rivi.area indiana Jetwings Magazine)

 
Jyoti e Nashi
 
     



Dopo dieci giorni a Nand, alla fiera dei cammelli e nella valle di Pushkar, ancora nuova dell'India, Nashi desiderava veder di più di quella terra, così via Mertha e Jodhpur, Nashi e Jyoti, decisero di andare fino a Jaisalmer, la 'Città d'Oro' perla del deserto.

Da Jodhpur, sul treno per Jaisalmer, Jyoti e Nashi si vanno a imbatter per puro caso, nei famosi cantanti folk, della comunità di musicanti Manganiar, Gazi Khan e Anwar Khan, i quali dicono loro di una inedita fiera di cammelli imminentre a Jaisalmer, in cui erano diretti per partecipare allo spettacolo.

Vedi: Gazi Khan Barna e Anwar Khan in concerto  


Gazi Khan Barna 
  Gazi Khan Barna e Anwar Khan in concerto a ‘Théâtre de la Ville de Paris’ – Francia

Gazi Khan molto colpito da Jyoti gli dice quanto la sua unicità e profonda conoscenza dovrebbero esser usate per promuover il Rajasthan, e se in così tanti anni in India Jyoti si era scrupolosamente mantenuto in disparte, mai una volta permettendo di farsi intervistare, i discorsi di Gazi Khan, così come di Nashi, stavano finendo per renderlo più aperto. Come Gazi disse, Jyoti avrebbe potuto realmente funger quale punto nodale tra due mondi, due culture: un'opportunità speciale per visitatori di ogni genere per affacciarsi alla Vera India degli indiani... - Dovresti assolutamente metterti in contatto con il 'Dipartimento del Turismo Arte e Cultura, del Rajasthan' - disse Gazi. Ed è così che quando a Jaisalmer Jyoti finì all'inaugurazione di tale fiera, per la primavolta nella sua vita si rese disposto a risponder alle domande dei giornalisti che vennero a radunarglisi intorno.



Il primo inverno

Jyoti e Nashi - 1997

Con l'avvicinarsi del freddo, Jyoti pensò meglio portare Nashi a sud, e visitare la sua famiglia Indiana. Alla volta dello stato del Karnataka viaggiarono in treno per tre giorni e tre notti lungo la costa occidentale Indiana, arrivando al paese dei Pillay nel mezzo di una calda notte tropicale. Mamma e papà, così come tutti i fratelli e le sorelle, essendo cristiani, furono particolarmente felici di averli a casa per l'occasione del Natale.
  Passando con loro un mese, Nashi ebbe la possibilità di farsi un'idea anche dell'India meridionale, così diversa da quella del nord.

Nel viaggio di ritorno alla volta del Rajasthan (via Kutch, la regione del deserto salato nel Gujarat occidentale), fecero gli ultimi giorni in autostop. Se per Jyoti era la prima volta che faceva autostop insieme ad una donna, non ci furono problemi di sorta ché non è inusuale per donne dell'India rurale viaggiare in tal modo.



1997-2001

Jyoti e NashiAvendo visto dell'India quanto basta, Nashi voleva una 'base', un posto dove metter su casa con Jyoti. Desiderava un focolare intorno al quale vivere con le donne di villaggio, un posto dove poter ricevere ospiti e continuare a imparare i lavori tradizionali di ricamo e cucito.
  Anche Jyoti voleva una base, ma per prima cosa voleva esser in grado di ottenere un visto a lunga scadenza.

Intanto, a parte la vita con i pastori, visitarono Jaisalmer (97-98) dove pensavano aver avuto un buon inizio, e Bikaner (99-2002)...
  Come suggerito da Gazi Khan, sono stati anche a Jaipur, al 'Dipartimento del Turismo del Rajasthan' dove sono molto apprezzati. Il funzionario, signora Kaneez Bhatti, restò così favorevolmente colpita, non solo da indire una vera e propria seduta stampa invitando giornalisti nella sua casa, e con il marito (Liaqat A. Bhatti – fotografo) ingaggiato per un servizio fotografico completo, ma anche da scrivere un articolo lei stessa.

Leggi: Estratto dall'articolo di sga. Kaneez Bhatti  

Estratto dall'articolo di KADAMBINI della sga. Kaneez Bhatti
‘Dipartimento del Turismo, Arte & Cultura’ del Rajasthan - Jaipur


Rivista KADAMBNI – sett 1999"Il veder due stranieri in vesti gurjar entrar nel mio ufficio m'ha sorpresa non poco. Ancor di più m'ha sorpresa, dopo che salutatami si sono accomodati difronte a me, vederli incominciar ad espormi le loro questioni parlandomi in indi! Io vedo stranieri abitualmente, ma ora mi sentivo come se stessi parlando a un'ordinaria coppia Gurjar di un qualsiasi villaggio ragestano! ... dovetti chieder loro com'è che avessero finito per abbracciar la cultura dei Gurjar e cosa fosse loro piaciuto a tal punto d'aver finanche imparato a parlare indi così bene, tanto che oggi Jyoti lo parla meglio di uno di madrelingua.
  ... è come se Jyoti e Nashi qui abbiano qualcosa d'incompiuto, dalla loro vita passata, che li porta lì dove le loro anime sono rimaste affezionate. Dev'esser questa la ragione del loro amore per il Rajasthan e le sue genti. Un amore così forte che ogni volta che stia per scader loro il visto, diventano così amareggiati da sembrar come se fossero costretti a lasciare proprio la loro terra.
  Noi sogniamo di lasciare i paesi per le città, le città per le metropoli, le metropoli per andar all'estero, e questi stranieri sono venuti ai nostri villaggi. Ciò fa pensare che i tempi sono vicini per le genti di cultura occidentale ... che lasciando la modernizzazione e meccanizzazione sentano di ritornare alle origini. Alla ricerca di aria pura, cibo genuino e spazio, come se sia legge di natura che dopo il raggiungimento del massimo grado di conoscenza l'essere umano sia costretto a tornar lì, dove tutto ha avuto inizio."

(Tratto e liberamente tradotto da Jyoti, da un articolo in indi apparso sulla rivista KADAMBNI settembre 1999)

Molti articoli stavano apparendo su giornali e riviste in India e anche in Svezia, e la loro partecipazione a vari festival ragestani li fece presto acquistare una certa notorietà.

In Svezia, dove sono soliti passare un paio di mesi ogni autunno, Nashi è stata invitata a tenere un discorso all''Indiska Magasinet Spa' e successivamente, con Jyoti, le è stata fatta richiesta di prendersi cura di una spedizione svedese in India (‘Camel Caravan 1999’).

Vedi: Spedizione svedese in India (‘Camel Caravan 1999’)   

La spedizione svedese 'Camel Caravan 1999'
Jyoti e il capo dei cammellieri decidono la tappa successiva

Da allora Nashi ha continuato a tener discorsi e con Jyoti, a portare qualche turista nel deserto.
  Il direttore del 'Museo Etnografico Nazionale Svedese', Per Kåks, li ha incoraggiati riguardo alla loro idea di raccoglier testimonianze materiali e informazioni sulla cultura tradizionale dei pastori.
  L'‘Ufficio del Turismo del Governo Indiano’ li promuove e raccomanda. L'‘Ambasciata d'Italia’ a Delhi si è avvalsa della loro collaborazione (99-2000) e quella della Svezia della loro competenza (in occasione della Giornata della Donna del 2001 Nashi è stata invitata a tener un discorso sulla condizione femminile in India, difronte all'organizzazione femminile delle ambasciate scandinavi).
  Dopo il secondo anno fu loro rilasciato il tanto agognato visto lungo.



2000-2009

Introducendo visitatori nel mondo rurale Nel 2000 Jyoti e Nashi hanno creato il sito 'www.marustali.net' con l'intento di raggiungere la maggior parte di persone che possano avere un qualche interesse nella loro esperienza. Di conseguenza hanno iniziato progressivamente a condividere le loro conoscenze. In occidente maggiormente tramite conferenze e in India offrendo informazione e guida, corsi di indi e corsi d'artigianato.
  Riferiti quali ‘LA CHIAVE DELL'INDIA’ da un funzionario dell' 'Ufficio del Turismo Indiano', Jyoti e Nashi hanno scelto tale nome per il loro servizio così esclusivo. Offrendo l'unica possibilità di visitare l'India in profondità, si preoccupano rigorosamente di addestrare ed istruire i visitatori, su come adeguarsi alle costumanze locali e come comportarsi e vestirsi conformemente alla situazione, così che possano vivere l'esperienza migliore senza, in alcun modo, creare una sorta di disturbo o impatto negativo sull'ambiente e le persone locali stesse.
  Questa si è rivelata esser un'esperienza molto positiva tanto per i visitatori che per i locali, i quali confidando nella fiducia che riversano in Jyoti e Nashi non si fanno soggezione e liberamente danno voce alla loro curiosità e provano piacere nell'incontrare tali inusuali visitatori. Spiega Nashi: – È diventato uno scambio reciproco di esperienze e comprensione sulla base di mutuo rispetto. E questo è quello che vogliamo! –

Basati sulla stessa filosofia essi offrono anche tour per agenzia e dal 2003 Nashi organizza e conduce lo speciale ‘Viaggio per Donne’.

Vedi: ‘Viaggio per Donne’ in Rajasthan
Incontro tra donne  

Il ‘Viaggio per Donne’ accompagna il gruppo nel profondo della vita e cultura indiana, a partire dal mondo tradizionale a quello più sviluppato. Dall'incontro con donne del mondo rurale delle famiglie di contadini e pastori nel Rajasthan, attraverso casalinghe della classe media in piccoli centri, finendo con le donne moderne ed emancipate a Jaipur e Delhi.
  Durante questo viaggio, saranno affrontati anche vari temi, quali il ruolo della donna nell'educazione, politica, sanità e sistema giuridico, in incontri organizzati con donne operanti in tali settori.


–... un viaggio fantastico e una visione unica del Rajasthan. Gli incontri
con le donne sono stati indimenticabili, e tutti i miei futuri viaggi
avranno grande difficoltà ad eguagliare una tale esperienza. –

       [Karin Lundbäck]



Gränslösa Resor - www.granslosaresor.se   Prossimo viaggio previsto: novembre 2011, con
Gränslösa Resor Sponsor Ufficiale di Marustali
Per informazione: www.granslosaresor.se


Nel 2001 hanno creato ‘Organizzazione Marustali’ e lanciato il ‘Progetto Marustali’ allo scopo di preservare le conoscenze riguardo allo stile di vita, tradizioni e artigianato in via d'estinzione delle comunità pastorali, e d'allora hanno lavorato su una documentazione fotografica, raccolta di costume, e iniziato una piccola produzione di elementi tessili.


Vedi: La documentazione di Progetto Marustali: >>>



Nel frattempo Jyoti e Nashi continuano a vivere la semplice vita di tutti i giorni del mondo rurale. Dal 2004 si sono stabiliti più permanentemente in un piccolo villaggio nella valle di Pushkar, scelta non solo per la sua grande bellezza e la presenza di una vasta popolazione Gurjar, ma in quanto, stando così convenientemente al centro dello stato offre un buon punto di sosta tra l'una e l'altra destinazione. Pushkar poi permette loro di espletare il loro bisogno di esser più raggiungibili per il loro impegno quali ‘LA CHIAVE DELL'INDIA‘. In oltre, è qui poi dove, ogni anno, migliaia di cammelli sono radunati per la fiera, punto focale per incontrar amici Raika/Rabari provenienti da lontano recanti notizie diverse...

Jyoti e Nashi a casa

A parte i compiti giornalieri delle faccende di casa, Nashi si rilassa nell'intima relazione con le donne del vicinato, e Jyoti continua a partecipare nella vita degli uomini e percorrer in lungo in largo e a piedi la valle, mantenendo sempre vivi i contatti che essi godono in tutta l'area.
  Il desiderio di Nashi di avere un proprio focolare, e casa, in fine è stato realizzato: – Sono contenta d'avere un posto nostro dove poter ritornare e tenere le nostre cose, ma presto sentiamo di andare, le membra fremono impazienti, gli occhi si fissano sull'orizzonte della selva brada… siamo nati nomadi… –


2010-2011

Nell'inverno del 2010, con il desiderio di offrire una migliore oportunità ai visitatori di ‘Marustali’, Jyoti e Nashi hanno stabilito una base di città nella periferia di Pushkar, presso la pensione rurale del loro amico Sukhdev Larna.
www.marustali.net/sukhasplace







 

SU AL MENÙ   

© 2001 - 11 JYOTI & NASHI post@marustali.net www.marustali.net

   SU AL MENÙ